La paura di non sapere…

Era primo pomeriggio, quando per dar retta a quel cavolo di navigatore, per l’ennesima volta sbagliavamo strada. Ci portava fuori strada, forse perchè non era ben chiara la destinazione oppure il tipo di itinerario da percorrere. Iniziava uno sterrato in salita, ma tra me e me pensavo che sarebbe finita presto, come quelle brevi scorciatoie che spesso il navigatore suggerisce. Invece quello sterrato polveroso continuava ancora, sempre più ripido e sempre più insidioso. E poi si trasformava in una mulattiera, fortunatamente abbastanza larga da consentirci di spostarci da una parte all’altra per evitare i sassi più grossi.
Lo ammetto, la mia paura prima di partire era quella di piegare un cerchio in qualche clamorosa buca, proprio perchè tanti ci avevano detto di stare attenti alle buche in quei territori.
Mi ritrovavo spesso in piedi sulle pedane per guidare con maggiore agilità, la mia moto lo consente, ma poi guardando lo specchietto destro vedevo la mia temeraria compagna che era in difficoltà con la sua moto stradale carica forse quanto la mia, ma con una impostazione di guida prettamente da asfalto. E nel mio casco sentivo chiaramente i suoi insulti che mi rimbombavano in stereofonia con l’auricolare…ed intanto ridevo.
Forse è stato una delle prime volte che ho sorriso alle difficoltà in moto.

Quello sterrato, poi mulattiera alla fine è diventato più facile, fino a portarci ad un ampio incrocio, ovviamente sterrato, da dove si diramavano 3 o 4 strade non asfaltate e si vedeva qualche baracca, gente in strada, cani randagi e una vecchia BMW blu metallizzata tirata a lucido ma pur sempre impolverata. Attorno a lei un gruppetto di giovani, che si fermano a guardarci incuriositi, con facce che non erano per nulla rassicuranti.
Colpa dei preconcetti che noi ci portiamo dietro, perchè spesso facciamo emergere delle similitudini con esperienze o preconcetti precedenti.
Sembravano a tutti gli effetti degli zingari, e sembrava di essere finiti in uno dei loro campi. Al che Silvia mi fa (tramite auricolare mentre camminavamo a passo lento col motore al minimo): “e se ci fermano, o ci accerchiano? e se tentano di rubarci le moto?”.
La mia risposta è stata secca:”se succede qualcosa spalanca il gas e via!”.
Sentivo la sua esitazione in quelle mie parole e cercavo di darle sicurezza. Anche io mi sentivo in difficoltà. Ma quel viaggio “verso Est Europa” era nato per la mia volontà di smentire tutti quelli che mi dicevano che era pericoloso e che certe persone era meglio non trovarsele per la strada. Volevo smentire tutto ciò ma avevo paura.

La strada proseguiva tra una specie di campagna, alternando profonde buche a tratti di asfalto e poi di nuovo terra. Ogni tanto si attraversava qualche tratto abitato, con vecchie case malandate e bambini che giocavano per terra in mezzo ad animali. Ogni tanto qualche cane ci rincorreva, ogni tanto qualche mucca era in mezzo alla strada, qualche volta qualche gallina rischiava la vita attraversandoci la strada.
Inizia poi ad esserci un po piu di traffico, poi una pattuglia della locale polizia ferma a lato della strada, poi un po di gente che diventa sempre di piu, poi case, musica, casino, poi carri colorati, poi un prato pieno di gente, bracieri, carne arrostita con netto fumo profumatissimo: era una festa di paese vera e propria. Ci tranquillizziamo e proseguiamo oltre.

Era quasi il tramonto, era agosto, quindi saranno state almeno le 20… dovevamo trovare un posto per la notte, perchè viaggiare con il buio in quelle strade non è cosa buona.

Author: Luca

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